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Comunità e istituzioni per lo sviluppo del territorio: quali interazioni

Pubblicato Giovedì, 04/04/2019 - 10:22

Il conflitto come opportunità di crescita di un territorio, l’Istituzione quale elemento strumentale della comunità e non come qualcosa che da essa si discosta, l’importanza della negoziazione per creare nuovo valore: tutti temi di grande attualità che, nel corso del decimo e ultimo incontro del percorso Montagna 4.0, sono stati illustrati da Giovanni Fosti, docente presso l’Università Bocconi di Milano. Venerdì 29 marzo, a conclusione del percorso formativo, Società Economica Valtellinese e Comune di Bormio hanno voluto riportare l’attenzione sul non sempre semplice binomio istituzione-comunità, proponendolo sotto una nuova ed illuminante prospettiva. 
Nel corso della serata è stato sottolineato come la comunità non sia solo il luogo delle relazioni positive; in realtà è anche il luogo delle regole non esplicitate ma altrettanto o ancora più vincolanti rispetto a quelle dettate dall’istituzione. 
Fosti ha illustrato come le istituzioni stesse non siano entità svincolate dalle comunità, ma ne riprendano le caratteristiche, i punti di forza e le fragilità. In seno a comunità forti operano istituzioni altrettanto forti; dove si rileva un’etica più fragile anche le istituzioni appaiono deboli.
L’intervento di Fosti ha focalizzato l’attenzione sulle interazioni tra istituzioni e comunità, non sempre di facile gestione; è proprio nelle situazioni conflittuali che le istituzioni, facendo sintesi delle istanze che provengono dal territorio, possono favorirne lo sviluppo. All’ente pubblico è pertanto richiesta la capacità di porre sempre più attenzione alle differenti esigenze dei cittadini e di negoziare la soluzione migliore a favore della collettività. 

Esempi molto concreti di collaborazioni tra istituzioni e comunità sono stati presentati da Elena Enrica Giunta, impegnata nel design per l’innovazione sociale e per il welfare generativo (welfare in grado di rigenerare le risorse disponibili per aumentare il rendimento degli interventi delle politiche sociali). Nello specifico si definiscono innovazione sociale quelle nuove idee (prodotti, servizi e modelli) che, simultaneamente incontrano bisogni sociali e creano nuove forme di relazione o collaborazioni. Il design può quindi divenire partecipativo (o co-design) quando coinvolge attivamente tutti gli stakeholder (dipendenti, partner, clienti, cittadini, utenti finali) nel processo di progettazione per garantire che il risultato soddisfi il bisogno e sia concretamente utilizzabile. 
La co-creazione è pertanto una forma di mercato o di strategia di business che enfatizza la realizzazione di un valore in modo condiviso con l’utenza. Ne è un esempio il progetto del Civico 10 a Carpiano (Mi), nato dall'idea di costruire una programmazione culturale condivisa, collettiva e integrata con il territorio e che è riuscito nell’intento di fare sintesi delle differenti richieste provenienti da associazioni e organizzazioni locali. 
Proprio partendo dalle proposte dei singoli cittadini, raccolte in occasione dei giorni di mercato, è stata riqualificata la Piazza di Chiaravalle, a Milano; o ancora, a Rovereto (Tn), uno spazio nella stazione dei treni è stato messo a disposizione della popolazione perché diventi un bene comune aperto, inclusivo e sostenibile in cui sia possibile sperimentare, a livello pratico e teorico, un nuovo modo di fare comunità.
Tra gli altri esempi riportati dalla designer Giunta vi è stato quello relativo a Castel Masegra a Sondrio, nel quale è stato realizzato un museo dedicato alla Montagna, e OPEN-Fuentes, progetto ancora in corso che intende recuperare una cascina di proprietà della Provincia per dare vita ad una realtà capace di coniugare lavoro, benessere e cultura. 
 

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